I Monumenti

I MONUMENTI DELL’ANTICA OCRICULUM

Della città romana di Ocriculum, posta tra il colle e il Tevere sono ancora visibili i principali monumenti pubblici: l’anfiteatro, il teatro, le grandi e le piccole sostruzioni, l’area del foro, e di altri edifici pubblici come la basilica, le terme, il ninfeo e un tratto di basolato della via Flaminia al cui fianco c’è una fontana e due mausolei.

Il nucleo di prevalente concentrazione dei resti monumentali è situato lungo il corso del Rio San Vittore che scende da Otricoli e, passata la via Flaminia all’altezza delle terme, viene convogliato e incanalato in un condotto sotterraneo ancora funzionale che sfocia sul Tevere.

1. LA VIA FLAMINIA, I MAUSOLEI E IL PILONE MONUMENTALE

La via Flaminia che proviene da sud, fa un ampio circolo attorno all’Anfiteatro, posto fuori dall’area urbana, entrando all’interno della città fiancheggiata da importanti mausolei.

IL MAUSOLEO “ROTONDO” DELLA GENS COMINIA – Dell’antica via si conserva un perfetto tratto in basolato ma il monumento più imponente è di certo il cosiddetto Mausoleo Rotondo – monumento di cui si conosceva solo il perimetro superiore e che è stato scavato nei primi anni del 2000 – al cui interno sono stati rinvenuti i resti del letto funebre in osso. Il monumento, a cui si accedeva da un ingresso ad architrave, era racchiuso da un recinto in parte condiviso con monumenti vicini e aveva sul davanti due celle per le deposizioni e un sedile con zampe leonine per banchetti funebri.

Databile alla prima età augustea, rientra nella tipologia dei monumenti funerari a tumulo e trova somiglianze con diversi altri monumenti romani in Umbria.

Appartiene probabilmente al monumento l’iscrizione oggi murata in uno degli stipiti della Chiesa di San Vittore, I.C.F.ARN. (CIL. XI, 4099) – il blocco presenta analogie per il tipo di lavorazione con quelle della tomba e menziona solo una parte della formula onomastica in ricordo della tribù arniensis dominante tra gli abitanti di Ocriculum. In altre due iscrizioni, reimpiegate nel complesso di San Vittore, sono scolpiti su blocchi simili per materiale:

  • TUSCI.RE (CIL XI 4093a)
  • OMIN (CIL XI 4093b)

La pulizia del blocco evidenzia nella parte iniziale tracce di una “C” il testo presenta il gentilizio Cominus e il cognome Tuscus. 

Riunendo le tre iscrizioni risulterebbe [L.C] OMINI.C.F.ARN.TUSCI.RE […], in cui si menziona “Lucio Cominio Tusco, figlio di Caio della Tribù Arnense”. L’epigrafe al genitivo sarebbe riferibile alla Gens Cominia, di cui sono note altre due attestazioni a Otricoli.

Il basolato della via Flaminia e di fianco il Mausoleo Rotondo
Il basolato della via Flaminia e di fianco il Mausoleo Rotondo della Gens Cominia

LA FONTE – Prima dell’ingresso alla città si trova un fontanile con un ingresso gradinato, diviso all’interno da due balaustre in pietra, dove sono ancora visibili i segni delle funi dei secchi usati per l’approvvigionamento dell’acqua.

IL PILONE MONUMENTALE – La via Flaminia fiancheggiata da enormi mausolei, entrando nella città da sud dopo aver attraversato il rio San Vittore trovava all’ingresso un porta monumentale in opera reticolata che aveva carattere esclusivamente decorativo, un po’ come accade a Carsulae più a nord sempre lungo la via consolare

2. LE TERME DI IULIO IULIANO

Unico monumento antico ricordato con certezza dalle fonti epigrafiche, una delle quali visibili a Otricoli (base della statua di L. IULIUS IULIANUS – murata sulla facciata del palazzo Squarti Perla in via Vittorio Emanuele – CIL XI, 4087) il complesso delle Terme di Ocriculum oltre a essere tutt’ora imponente, è quello che in maggior modo ha reso celebre il parco archeologico per i magnifici rinvenimenti degli scavi settecenteschi nei quali, oltre ai celebri mosaici della Sala Rotonda dei Musei Vaticani si trovò la “statua di divinità femminile ideale”, forse Giunone, pure nei Musei Vaticani che fu seguita dalla scoperta di altre interessanti sculture tra cui una testa imperiali, forse di Augusto (Pietrangeli, Otricoli p. 64).

Il basamento della statua a Iulio Iuliano patrono di Ocriculum
Il basamento della statua a Iulio Iuliano patrono di Ocriculum

I MOSAICI DELLE TERME – I ruderi delle terme, erette nel II sec. d.C. e poi più volte restaurate e ampliate in tempi antichi, dovettero essere sempre in vista, data la loro mole, ma l’esplorazione deve essere iniziata all’inizio degli anni 1780, in fatti il “Diario di Roma” al 25 marzo del 1780 scrive: “un bellissimo antico musaico formato da minuti marmi di ottimo colorito esiste nel pavimento d’una gran sala ottagonale del diametro di 34 palmi. […]. Fu scoperto nei giorni scorsi…” segue la descrizione del mosaico che era “unito ancora ad altro pavimento di una contigua camera formato di bianco e nero mosaico, anch’esso rappresentante diverse belle figure di mostri, ed una Barca esprimente la favola di Ulisse…”. Il mosaico che era ben conservato, per ordine del Pontefice, fu distaccato e portato a Roma – dove ora giace all’interno della Sala Rotonda dei Musei Vaticani. Il mosaico principale, che adornava la sala principale delle terme, è inscritto in un ottagono che una un ottagono minore nel mezzo includente uno spazio squamato con al centro una Medusa; questa era mancante e aggiunta in fase di restauro. Vi sono raffigurate diverse scene di lotte tra Centauri e Greci e scene marine di Tritoni, Nereidi e mostri che nuotano in acqua. Il mosaico di Otricoli ebbe una straordinaria popolarità già dalla fine del ‘700: nell’800 una copia al vero fu eseguita nello Studio russo del Mosaico istituì a Roma dallo zar Nicola I: oggi si trova all’Ermitage di San Pietroburgo. Una copia del mosaico è nel pavimento del Teatro di Villa Torlonia.

Il mosaico delle terme di Ocriculum nella Sala Rotonda dei Musei Vaticani, ala pio clementina
Il mosaico delle terme di Ocriculum nella Sala Rotonda dei Musei Vaticani

LA STRUTTURA – La pianta dell’edificio maggiore è quella di un quadrato con angoli smussati, o meglio, di un ottagono con quattro lati maggiori alternati con quattro minori. Su quelli minori si aprono quattro nicchie, nei maggiori erano, quattro porte. La muratura è a cortina accurata di tegole triangolari, di alcune con battente rasato, sovrapposta all’opera a sacco di piccoli elementi di tufo legati insieme da poca malta. Accanto alla sala ottagonale vi è una sala rotonda di diametro 9 mt.

Terme di Ocriculum
Le Terme di Ocriculum

LE TERME COSTRUITE DA TRAIANO (E TERMINATE DA ADRIANO?) –  Un’ipotesi suggestiva del Pietrangeli è legata a una nota di Ennio Quirino Visconti del 1784 che afferma, parlando della suddetta statua di Giunone proveniente dalle terme, che all’ingresso delle Terme di Otricoli si leggeva un’iscrizione piuttosto mutila (Visconti, II, 1784, p.46): si tratta della grande epigrafe marmorea, ora nella Galleria Lapidaria Vaticana, che ricorda come Adriano nel 139 dC. THERMAS IN QVARUM EXSTRVCTIONEM DIVOS PATER SVVS HS XX POLLI[CIVS ERAT] ADIECTA PECVNIA QVANTA AMPLIVS DESIDERABATVR ITEM MARMORIBVS AD OMNEM O[RNATVM PREFECIT] (CIL XIV, 98). Le Terme, sarebbero quindi state iniziate da Traiano e completate da Adriano nel 139 d.C. L’iscrizione che anche il Marini, creatore del Lapidario Vaticano, attribuisce a Otricoli, è stata successivamente attribuita ad Ostia sulla base di un appunto di un codice parigino del Visconti e di una più tarda trascrizione dello stesso Marini ed è stata compresa, senza discussioni, tra le iscrizioni ostiensi (Pietrangeli, Otricoli, p. 69) senza tener conto che nel momento in cui l’epigrafe fu trovata (1784) non vi era alcuno scavo a Ostia. Conclude il Pietrangeli che, ove l’iscrizione fosse assegnabile a Otricoli, l’opera di Iulio Iuliano sabbe o da riconoscere a un altro edificio termale, o nell’ambito delle terme erette da Traiano e completate da Adriano.

3. IL TEATRO DI OCRICULUM

Dalla struttura e le iscrizioni rinvenute si pensa che questo monumento possa essere di origine augustea ma, purtroppo, degli scavi effettuati alla fine del ‘700 rimane solo qualche notizia sporadica: non mancano alcune interessanti ipotesi dagli studi di Carlo Pietrangeli. Non improbabile che il teatro, o la sola scena dello stesso, vennero costruite su commissione del quattuorviro quinquennale ocricolano L. PASSENIO ATAEDIO. Un documento epigrafico (CIL XI 7806) databile I sec. d.C. ricorda infatti i ludi organizzati dal quattuorviro [PASSENIUS?] ATAEDIUS L(uci) F(ilius), come un’altra epigrafe (CIL XI, 7807-08) ricorda un PASSENIUS L. F. ATAEDIUS, quasi certamente lo stesso personaggio, che dedica DE SU[A PECUNIA] l’edificio pubblico dove si rinvenne l’iscrizione, probabilmente il teatro o la sola scena dello stesso.

Resti dell'Antico Teatro Romano di Ocriculum
Il Teatro di Ocriculum

LA STRUTTURA – Parzialmente addossato al pendio retrostante e ubicato di fianco le cosiddette “grandi sostruzioni”, questo monumento è costruito in opus reticulatum (reticolato a piccoli elementi regolari con immorsature di tufelli), le volte sono in calcestruzzo. Costituito da una cavea (gradinate) di circa 79 m di diametro, divisa orizzontalmente in tre parti, è sormontato da due ambulacri collegati alla galleria tramite alcune aperture. Davanti alla cavea, su una spianata artificiale sorretta da sostruzioni, si trovava la scena probabilmente adornata di statue e decorazioni tra cui le due colossali Muse sedute (Clio & Euterpe) ora conservate nella Sala a Croce dei Musei Vaticani.

4. L’ANFITEATRO DI OCRICULUM

Anche l’anfiteatro di Ocriculum, è un monumento databile in età augustea, è situato fuori della città lungo la via Flaminia sulla sinistra per chi viene da Roma: non si hanno notizie di scavi e ritrovamenti antichi anche se il monumento è ricordato sin dal Cinquecento. Nel Settecento, a seguito degli scavi pontifici, si pubblica la pianta disegnata dal Panini (Pietrangeli 1978, p. 60). Gli scavi iniziarono nel 1958 a cura dell’Ispettorato Archeologico dell’Umbria condotto dal Ugo Ciotti. Dei materiali si possono menzionare (L. Cenciaioli, Un Museo Per Otricoli, p. 53-54):

  • un calzare (caliga) e altri materiali pertinenti a una statua in bronzo, considerate le dimensioni, l’ottima fattura e la pregevole resa plastica, arricchita da particolari, si può attribuire a un personaggio di alto rango di prima età imperiale;
  • un piccolo tesoretto di 11 mummi radiatisi fine III sec. dC. Tutti materiali visibili presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria (MANU) a Perugia.
Rovine dell'antico Anfiteatro di Ocriculum, sullo sfondo il colle con l'odierna Otricoli
L’anfiteatro di Ocriculum, sullo sfondo il colle con l’abitato moderno

LA STRUTTURA – La costruzione è analoga a quella degli altri monumenti di Ocriculum: reticolato con elementi di formato superiore a quelli del teatro con immorsature di tufelli agli angoli ma, oltre a sfruttare il tufo come materiale edilizio, gli antichi costruttori, se ne servirono scavando la parte inferiore del monumento nella stessa roccia tanto che, alcuni pilastri, sono direttamente ricavati nel tufo e, solo in parte, costruiti in opera reticolata. Inoltre il monumento in parte è isolato, in parte è addossato alla collina che è scavata per consentire l’appoggio delle strutture murarie. Gli assi maggiori misurano 120×98 mt. anche se tutta la parte esterna è scomparsa, mentre rimangono alcuni tratti della galleria intermedia coperta a crociera e sormontata da piccoli vani con volte inclinate per appoggiare le gradinate.

5. LE GRANDI SOSTRUZIONI

Nell’area tra il rio San Vittore, la via Flaminia e la strada comunale “San Vittore”, dove con molta probabilità vi era ubicata l’area del foro con i suoi monumenti, vi è il monumento più imponente e caratteristico del Parco Archeologico: le grandi sostruzioni databili all’età tardo repubblicana. Non è ancora chiara la loro funzione ma probabilmente dovevano: da una parte sorreggere il ripido ripiano che degradava verso il rio San Vittore, dall’altra fungere da sostegno ad una grande terrazza pertinente, probabilmente ad un grande santuario di cui non rimane traccia e forse mai terminato; un edificio imponente, quindi, dedicato, forse, alla dea Valentia.

Antiche rovine delle grandi sostruzioni di Ocriculum
Le Grandi Sostruzioni di Ocriculum

LA STRUTTURA – L’edificio, lungo circa 80mt.  è composto da dodici ambienti a volta disposti su due piani, di cui quello superiore ha muri in opera reticolata dove a tratti è conservato l’intonaco. L’imponente costruzione di età tardo repubblicana, era lunga 80 metri e doveva sostenere un edificio pubblico, forse un tempio dedicato alla dea Valentia, di cui non rimane traccia.