Storia di Ocriculum

LA STORIA DI OCRICULUM: CENTRO UMBRO CHE DIVENNE FLORIDO MUNICIPIO ROMANO

Sorto in età preromana sul colle che domina l’attuale valle tiberina, confinante a ovest con il territorio falisco e a sud con quello sabino, Ocriculum fu prima centro umbro e poi, a partire dal periodo tardo repubblicano, città romana che si sviluppò per circa 36 ettari nella zona pianeggiante che dal colle degrada verso il Tevere.

LA FASE PREROMANA. OCRIS, OKRI, UKAR: IL “MONTE SACRO” SU CUI SI FORMÒ OCRICULUM

La radice greca ocris- (che è la medesima umbra okri- che ritroviamo nelle tavole eugubine e quella etrusca ukar-) indica quel “monte sacro” simbolo della comunità che ne viveva il territorio di Ocriculum e ci da un chiaro riferimento a quello che doveva essere il centro umbro sul colle difeso da una linea di mura che dovevano estendersi per una lunghezza di 700 metri composto da blocchi di tufo squadrati posti di testa e di taglio con datazione incerta che va dal V agli inizi del III sec. a.C., centro che probabilmente continuò a essere abitato anche in età romana.

Importanti attestazioni nell’area a ridosso del Tevere, quali un insediamento dell’età del ferro di 4 ettari in posizione dominante i traffici tiberini con Etruria e Lazio, indicano da un lato una continuità di occupazione del sito dall’VIII sec. a.C. in poi, dall’altro il fatto che già ai tempi, Ocriculum poteva essere considerata una sorta di emporio portuale sul Tevere degli Umbri.

L’ansa del Tevere con vista sull’attuale Porto dell’Olio e la Chiesa di San Vittore (Ocriculum, Parco Archeologico)

OCRICULUM E LA DEA VALENTIA

Non molto sappiamo del centro umbro prima che entrasse in contatto con Roma, si può pensare che il culto della dea Valentia attestato a Ocriculum e non riconducibile a origini romane, possa risalire proprio a questa fase.

Tertulliano, autore del III secolo d.C., riporta nella sua “Apologia” (Tertulliano, Apologeticum, VIII) che il culto di Valentia era esclusivo della città di Ocriculum “Valentia est dea Ocriculanorum” e annoverando il suo culto tra le varie religioni adorate in tutto l’Impero parallelamente alla religione tradizionale romana.

Una testimonianza tangibile a noi pervenuta del culto è un’iscrizione di un’edicola votiva – oggi nella piazzetta del Comune di Otricoli – innalzata da un certo Aurelius Faustus a seguito di una visione della dea. L’epigrafe, del III sec. d.C. riporta, oltre al nome del dedicatario e l’offerta alla dea Valentia, i due termini latini: “Reditus” e “Salute”, rispettivamente “ritorno” e “salvezza”.

Due sono le ricostruzioni più credibili: quella secondo la quale l’offerente, costruendo a proprie spese un’ara alla dea, intercedesse presso quest’ultima, chiedendole un ritorno placido e tranquillo per tutti i navigatores e i mercatores che frequentavano la città di Ocriculum o in alternativa, il ritorno sano e salvo di un imperatore di cui il nome risulta abraso.

IL PERIODO ROMANO. DALL’ALLEANZA CON ROMA, AL FLORIDO MUNICIPIO ROMANO SUL TEVERE

308 a.C. LA BATTAGLIA DI MEVANIA – Narra Tito Livio (Tito Livio, Ab Urbe Condita – IX, 41. 20) che nel 308 a.C., al seguito degli eventi che spinsero gran parte degli Umbri a raccogliere un largo esercito, allearsi agli Etruschi, e minacciare Roma, mentre P. Decio Mure dirigeva verso l’Urbe per difenderla, l’altro console romano Q. Fabio Massimo attaccava e sconfiggeva gli Umbri a Mevania (Bevagna) annientandoli.

Dopo la battaglia, rispetto alle tribù umbre sconfitte, agli abitanti di Ocriculum venne formalmente promesso che sarebbero stati accolti tra gli amici di Roma, “Ocriculani sponsione in amicitiam accepti”. Si suppone che il trattato che legava la città a Roma fosse “fouedus aequum”, ossia in termini paritari, forse perché gli Ocricolani non presero parte alla battaglia stessa.

Questo prova che Roma aveva da tempo iniziato degli amichevoli rapporti con Ocriculum che garantiva un accesso strategico all’Umbria meridionale prima che la via Flaminia fosse tracciata, per mezzo di una strada, probabilmente l’attuale via Tiberina, che correva sulla parte destra del Tevere e che, attraverso il territorio dei Capenati e dei Falisci si spingeva poi sino a sotto il colle di Otricoli.

220 a.C. LA COSTRUZIONE DELLA VIA FLAMINIA – La realizzazione della Via Flaminia, nel 220 a.C., costituì un momento fondamentale per l’intero territorio attraversato dai traffici che da Roma sfociavano nell’Adriatico e viceversa. Con la sua posizione a 43 miglia da Roma, in un certo modo, Ocriculum cominciò a partecipare alla vita dell’Urbe in un periodo che videro quella via attraversata dagli eserciti che muovevano contro Annibale.

Sempre Livio (Tito Livio, Ab Urbe Condita XXII, 11.5) racconta un episodio avvenuto nei dintorni di Ocriculum quando Q. Fabio Massimo, nominato dittatore nel 217, prima di incontrare il console G. Servilo Gemino gli mandò messi per avvertirlo di venire senza littori, come si conveniva ad un magistrato di rango meno elevato come lui.

91-90 a.C. LE GUERRE SOCIALI  E LA LEX IULIA – Durante le guerre sociali nel 91-90 a.C. Ocriculum si schierò con i centri italici contro Roma per rivendicare la cittadinanza, la vendetta dell’Urbe fu grande e la città subì grandi distruzioni. Ma al seguito della guerra, grazie alla cosiddetta Lex Iulia, venne ascritta alla Tribù Arniensis e assegnata con rango di municipium alla Regio VI da Augusto. Da qui iniziò quell’evoluzione urbanistica che vide sorgere la città a ridosso dell’approdo sul Tevere. L’insediamento d’altura non venne abbandonato ma continuò probabilmente ad essere frequentato con funzioni di acropoli della città che si espandeva a valle. Sono di questo periodo i maggiori edifici e i monumenti che oggi possiamo nel Parco.

IL PERIODO DELL’IMPERO – Le bellezze del suo territorio la resero luogo adatto per la villeggiatura di alcune importanti famiglie romane. Avevano una villa a Ocriculum: Tito Annio Milone, personaggio politico di spicco del I sec. a.C. e grande amico di Cicerone; e Pompea Celerina, ricchissima suocera di Plinio il Giovane. Tacito ricorda un’importante episodio accaduto nel 69. d.C. durante l’anno dei quattro imperatori quando Antonio Primo, generale di Vespasiano, futuro imperatore, una volta passata Narnia giunse a Ocriculum e vi si fermò festeggiano i Saturnalia.

IL TARDO IMPERO, LE SUCCESSIVE INVASIONI BARBARICHE E L’ABBANDONO DELLA CITTà A VALLE

IL TARDO IMPERO – Nell’età di Diocleziano, con la divisione dell’Italia in provincie, Ocriculum entrò a far parte della Tuscia et Umbria e così rimanne sino ai primi anni del V sec. d.C. ma le fonti antiche non ce ne parlano sino al 356 quando, scrive Ammiano (Ammiano, XVI 10,4) Costanzo II, volendo vedere Roma e celebrarvi un trionfo si avvio dalla Gallia verso l’Urbe: i preparativi furono imponenti e, durante la seconda prefettura di Onofrio, attraversò Ocriculum tra l’ammirazione generale.

Sempre Ammiano (Ammiano, XXVIII 1,22) ricorda Otricoli per un altro avvenimento: il proconsole d’Africa Imezio, accusato di aver tratto illecito profitto da una vendita di grano al popolo e di aver fatto celebrare sacrifici da un aruspice per compiere azioni malvagie, fu sottoposto a giudizio per ordine dell’imperatore Valentiniano I. Questo fu condotto a Ocriculum, per essere esaminato dal praefectus Urbis Ampelio e dal vicario Massimino, ma quando il processo stava per essere chiuso in senso a lui sfavorevole, si appellò all’imperatore e questi affidò la questione al Senato che lo mise al confino.

Un avvenimento importante è quello raccontato dalla Cronaca di Idazio (Chron. Hydat. 56) nel 413: Eracliano, salito in grande auge, dopo aver ucciso nel 408 il generale Stilicone, fu fatto Comes Africae, fu designato Console e mosse nel 413 contro l’Italia come pretendente all’impero. Secondo una versione riportata da Orosio e da Ammiano, gli mandò incontro il Comes Martino ed egli, allarmatosi, se ne tornò a Cartagine. Secondo Idazio invece Eracliano sarebbe stato sconfitto a Ocriculum lasciando sul campo 50.000 morti e sarebbe poi tornato a Cartagine dove poi fu ucciso da esmissari di Onorio.

LE INVASIONI BARBARICHE – Le invasioni barbariche dovettero arrecare gravi danni all’Umbria e in particolare ai territori lungo la via Flaminia: prima i Visigoti di Alarico, poi le Guerre Gotiche sconvolsero l’area che era in mezzo tra Ravenna dove risiedevano i Bizantini e Roma sede del papato. Propcopio (La Guerra Gotica) non nomina esplicitamente Otricoli ma è plausibile che la guerra abbia arrecato danni a questa città poiché° sappiamo che tra il 543 e il 544, quando Totila si avvicinò a essa, avvenne l’episodio miracoloso del Vescovo Fulgentius narrato da San Gregorio Magno.

Ocriculum nel VII sec. era ancora nella pianura presso il Tevere e nella cattedra otricolana sedeva il vescovo Marcellus che dedicò un battistero nella zona dell’antico Foro e che visse nella prima metà del VII sec. ciò prova che l’abbandono della città bassa non fu dovuto certamente ai Goti e forse nemmeno ai Longobardi, ma a un complesso di circostanze alle quali non fu probabilmente estranea una situazione di grave disagio creatasi a causa delle piene del Tevere e dei conseguenti spostamenti del suo letto che resero la zona prossima al fiume malsana e inabitabile.